Il sistema cognitivo è strettamente connesso al mondo intorno a noi, di cui sappiamo solo quello che i nostri sensi ci permettono di percepire. La mente vede e proporziona un oggetto nello spazio in quanto forma, riconoscendolo come proprietà delle cose e fondamento della rappresentazione concettuale. Intanto la materia partecipa allo straordinario spettacolo dell’assorbimento, del riverbero e della caduta della luce: si tratta di un fenomeno che in un dato momento può assumere configurazioni irripetibili. Tali ricchezza e variabilità tentiamo in qualche modo di domarle, addomesticandole con l’aiuto delle parole e raggruppando impressioni visive simili sotto a un nome comune. Rimane tuttavia un dubbio: esiste solo ciò di cui vediamo la forma e che possiamo descrivere dandogli un nome? Se eliminiamo dalla nostra vita l’intuizione e dipendiamo esclusivamente da una percezione difettosa, non limitiamo forse l’accesso al mondo, chiudendoci in una sua specifica manifestazione?
Il colore stesso è strettamente legato all’uomo e condizionato dalla sua fisiologia visiva. Le relazioni tra i colori degli oggetti, tra le loro grandezze e forme, creano un’immagine della realtà che ci circonda; è una situazione spaziale, cioè, ricreata dalla nostra mente. Ma da dove provengono le idee artistiche che ci vengono in mente e da dove l’eterna convinzione che possa esistere qualcos’altro oltre ciò che conosciamo? Qui ci viene in aiuto l’arte, che usando strutture visive riesce a dar vita a “frasi spazio-temporali” e a esprimere concetti attraverso il linguaggio plastico. La più grande vocazione e il più importante ruolo degli artisti consistono proprio nel rivelare agli altri qualcosa che sì esiste, ma che potrebbe ancora non avere un nome. Intorno a noi, infatti, esistono fenomeni che vengono percepiti solo da persone particolarmente dotate ed eccezionalmente sensibili. Fra queste, alcune riescono a dar vita a oggetti originali, che nella loro essenza costituiscono un modello percettivo in grado di far scorgere quanto era ancora nascosto. Sono ciò che chiamiamo “opere d’arte”.

Sulla base dello studio di: Bagiński Dobrosław, Francuz Piotr “Alla ricerca dei fondamenti dei codici visivi. Le immagini mentali. Studi su percezione e immaginazione”, Varsavia, Wydawnictwo Naukowe SCHOLAR, 2007

 

Accostare l’arte contemporanea creata in Valcamonica alla tradizione e alla storia. Un’iniziativa nata dal lavoro del Museo Camuno, di Breno e della residenza per artisti RUC Cividate Camuno. Così la scelta è cduta sull’artista tedesco Eckehard Fuchs, che da cinque anni lega parte del suo processo creativo alla Valcamonica.

Le opere esposte nel museo sono state creare sul posto e riflettono l’impegno dell’artista con questo luogo che gli è diventato caro. Attraverso scambi vivaci e l’orgazizzazione di programmi di residenza per artisti, l’artista cerca di connettersi con il patrimonio culturale della regione e il processo di creazione artistica dell’arte contemporanea, così come di attirare l’attenzione internazionale su questa regione speciale. 

Eckehard Fuchs ha studiato all’università di Scienze Applicate di Darmstadt e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Dresda, diplomandosi in pittura presso lo studio del professor Ralf Kerbach. Il fascino per il concettualismo degli anni ꞌ70, nonché l’espressiva pittura figurativa che, soprattutto in Germania, aveva riguadagnato posizione grazie ai lavori di grandi icone dell’arte conosciute in tutto il mondo quali Gerhard Richter, Anselm Kiefer, Georg Baselitz, ebbero una certa importanza nello sviluppo creativo del giovane allievo. Subito dopo gli studi, sempre a Dresda, Eckehard Fuchs ha partecipato alle attività dello spazio artistico Gehe8, per poi assumerne la guida dal 2009 al 2012. Dieci anni fa ha lasciato lo studio di Dresda per lavorare in varie parti d’Europa, nello specifico a Berlino, Praga, Milano e Rotterdam. Oltre alle metropoli, l’artista ha scelto anche il piccolo paese di Visino sul lago di Como, in Italia, tra i luoghi adatti alle sue creazioni. Le sue opere sono state presentate in occasione di mostre individuali e collettive, tra cui quelle di Santo Stefano di Magra, Bienno, Lissone, Milano, Venezia (Italia); Dresda, Lipsia, Monaco, Francoforte (Germania); Parigi (Francia); Rotterdam (Paesi Bassi); Praga (Repubblica Ceca) e infine Colombo, New York (USA). Ha ottenuto numerosi premi, borse di studio e residenze artistiche. È rappresentato a livello internazionale all’interno di prestigiose gallerie. Ha partecipato inoltre a molte importanti fiere d’arte, tra cui ricordiamo l’Art Forum di Berlino, l’Art di Colonia, lo Scope di Basilea e il MIART di Milano. I lavori dell’artista si trovano in collezioni private e all’interno di musei, come ad esempio la collezione Ostsächsische Sparkasse Dresden, l’Art Fund Sassonia, le collezioni d’arte statali e quelle della Galleria Urbana di Dresda, e la collezione Schmidt-Drenhaus. Della sua arte hanno scritto, fra gli altri, Massimo Kaufmann, Ivano Sosselli, Michael Wächter, Johannes Schmidt e i critici Francesca Baboni, Stefano Taddei e Susanne Altmann, eccezionale storica dell’arte e curatrice, nonché autrice della monografia su Magdalena Abakanowicz.

Idea przedsięwzięcia ma celu międzynarodową integrację kulturalną, tak z zakresu sztuk plastycznych (malarstwo, rzeźba, mixed media) jak i filozofii, nauki, muzyki oraz literatury. Powstała jako odpowiedź na jeden z poważniejszych problemów twórczości artystycznej w dzisiejszych czasach, jakim jest nadmierna segmentacja. W ramach projektu propagowana jest synergia, która ma prowadzić nie tylko do empatii, dzielenia się wiedzą, wzajemnych inspiracji ale również do zmiany w sposobie myślenia nad istotą twórczości. Niemiecki twórca, włoskie muzeum, międzynarodowy kolektyw artystyczny i polskie SŁOWO jako mediator. Sztuka integruje i buduje wspólną świadomość. Zapraszamy na wystawę.